Si sa, quando si tratta di compagnie telefoniche e di brevetti, l’aria si fa incandescente. Nonostante il gelo invernale, la situazione è si è fatta davvero infuocata qualche giorno fa quando La British Telecom, ovvero l’equivalente della nostra Telecom sul suolo britannico, ha cominciato a insinuare in modo chiaro e perentorio che la Google ha violato alcuni dei brevetti della compagnia britannica sostenendo che si tratta di un furto e di una violazione in piena regola.
L’infrazione compiuta da Google non si limiterebbe solo ai servizi, ma anche a d una serie di prodotti, da uno a sei diversi tipi di brevetto. In particolar modo Android, che è uno di quei servizi che ha legami con le ricerche, la musica, le mappe geografiche e il servizio di ricerca di posizione. Ad esempio quello riguardate Google Music, a detta della Telecom andrebbe a violare il brevetto numero 6.151.309, che recita testualmente “diretto a sistemi e metodi per l’accesso di contenuti in un dispositivo mobile in cui la rete si interconnette con altre reti”. Che l’accusa sia stata lanciata con lo scopo di vincere non è molto chiaro, perché anche soltanto gettando fango sull’attendibilità e la chiarezza dei metodi di Google, questo basta per screditarla. Certo, non è un metodo molto ortodosso, ma si sa, gli interessi vengono prima di tutto.



















